Sono passati 10 anni dalla morte di David Bowie, ma la sua impronta e il suo spirito restano più vivi che mai.
A ricostruire il suo cruciale percorso, tra parole e immagini, è ora il libro “David Bowie. For Ever And Ever” (White Star) di Claudio Fabretti, giornalista di Leggo e direttore della webzine OndaRock. Un omaggio a un artista che ha attraversato generi e identità riuscendo a reinventarsi continuamente e trasformando la Musica in una forma d’arte totale. 
    In 208 pagine, corredate da un’ampia sezione fotografica, “David Bowie. Forever And Ever” ripercorre la storia del figlio della Londra proletaria di Brixton e futuro dandy del rock, soffermandosi su tutte le tappe principali, partendo dalla gavetta nella Swinging London degli anni 60 per approdare nel decennio successivo a una fama che lo avrebbe poi accompagnato per sempre, non nascondendo le sue insidie.
    Nel racconto, é centrale anche il contributo dello stesso Bowie, attraverso le sue testimonianze dell’epoca e le sue riflessioni, sempre lucide e mai troppo tenere, neanche con sé stesso. Un percorso che si snoda anche attraverso i suoi celebri personaggi, espressione solo apparentemente esteriore dei suoi tumulti psicologici.
    Scorrono dunque, in una ideale galleria, il menestrello psych-folk degli esordi, l’alieno glam Ziggy Stardust, il sottile e tossico Duca Bianco, il plasticato soulman, il raffinato precursore wave di Berlino, il pierrot new romantic, il rocker platinato, lo spregiudicato outsider post-industriale degli anni 90. I suoi personaggi, del resto, sono sempre stati il diaframma che ha frapposto tra sé e il mondo, ma anche le testimonianze più verosimili della sua personalità, che forse solo nell’ultimo periodo della sua vita aveva iniziato a svelarsi senza più maschere con un pudore sempre più impercettibile, sempre meno trasfigurato.
    Claudio Fabretti – già autore dei volumi “Francesco De Gregori – Fra le pagine chiare e le pagine scure” e “R.E.M. – Perfect Circle” – alterna il racconto biografico all’analisi dei dischi e dei brani fondamentali, sottolineando come l’artista inglese sia sempre rimasto fedele all’imperativo wildiano della “vita come un’opera d’arte”, arrivando finanche a progettare la sua uscita di scena con tempismo teatrale perfetto.
    L’Uomo delle stelle si è congedato dal mondo il 10 gennaio 2016, al culmine della (ritrovata) popolarità, mentre la sua opera-testamento “Blackstar” era appena uscita nei negozi. Ma come un film di David Lynch o una pièce di Bertolt Brecht, il grande enigma dell’arte bowiana non si presta a didascalie.
    Nelle pagine di “For Ever And Ever” si cerca di ricostruirne uno dei possibili percorsi, senza pretese di esegesi autentiche.
    Bowie stesso, d’altronde, affermava nel 1999: “L’opera d’arte è compiuta solo quando il pubblico vi aggiunge la propria interpretazione, è proprio in quel grigio spazio intermedio che risiede il suo senso”. A noi, dunque, non resterà che cercare di riempirlo. For ever and ever.
Per commemorare l’artista e le sue diverse epoche, nonché il suo sismico impatto culturale, la British Library di Londra ospiterà “David Bowie In Time” sabato 17 gennaio 2026, accogliendo i fan di Bowie per celebrare la sua vita. Si tratterà di un “incontro di musicisti, scrittori, registi, artisti e critici che rifletteranno sui momenti cruciali della sua caleidoscopica carriera e sulla sua fascinazione per il tempo”.

 

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