Woodcut è il nuovo e raffinato album dei Big Big Train, band di polistrumentisti che incantano con la loro musica eclettica e dai testi profondi. Il vocalist Alberto Bravin in forze alla band dal 2022 ha riportato i BBT su livelli d’eccellenza e oggi parliamo a ragione di un altro signor disco.

Il tema centrale del concept è la creazione artistica intesa come scavo interiore, questa la metafora portante che percorre l’intero full length. L’atto dell’incidere (o dell’intarsio per meglio dire) richiede precisione, pazienza, silenzio; è qualcosa di irreversibile (ogni taglio è una “ferita” necessaria) e porta alla luce un’immagine mentale togliendo materia dalla matrice di base (o durame). I testi riflettono inoltre sulla natura paradossale dell’arte: il creatore, infatti, si sente diviso tra vocazione e sacrificio, vive il suo operato a tratti come una gabbia e si chiede se quello che crea non richieda troppa fatica privandolo di momenti importanti di vita, senza apparente ricompensa. A rendere il tutto più suggestivo c’è la cornice narrativa che vede la presenza del bosco, luogo “arcadico” che rappresenta la mente dell’artista, il suo inconscio tra luci e ombre, uno spazio di smarrimento ma anche di rivelazione, dove perdersi e ritrovare la via di casa.

Woodcut è un disco che affascina e sembra rivelare il senso di domande segrete e preziose per tutti noi, ma in fin dei conti ne descrive semplicemente l’enigmatica esistenza. Spiegare il mistero dell’uomo e dell’arte è impossibile, metterlo in musica e parole invece può essere fattibile e sfidante: i BBT si avvicinano alla perfezione con Woodcut e indagano il labirinto dell’arte in modo unico.


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